Letteratura italiana, Narrativa italiana, Romanzo

Recensione: Città sommersa di Marta Barone

Processed with VSCO with c1 preset

«Non aveva portato niente con sé. Sembrava che venisse dal nulla, che nulla fosse mai successo prima che io esistessi. Ma a cinque anni questo tipo di tempo è perfettamente accettabile. Gli adulti sono dati di fatto e misteri insondabili; gli adulti vanno e vengono, i loro visi appaiono e scompaiono, le stanze dove abitano esistono da sempre e insieme si producono per la prima volta nel momento in cui tu, primo essere umano sulla terra, ne varchi la soglia. A volte sono passeggeri, a volte sono immutabili come le montagne. Non ti fai domande su di loro».

L.B. è un uomo sfuggente. Ogni volta che cambia direzione nella sua vita, si lascia il passato alle spalle. Solo pochi amici continuano a sapere che cosa lui stia facendo. L.B. è anche il personaggio che la narratrice insegue e tenta di ricostruire. L.B. è Leonardo Barone, padre dell’autrice, e questo è un libro di ricongiungimento con un padre (forse) mai conosciuto in tutte le sue sfaccettature, o meglio in tutte le sue vite precedenti.

La morte del padre è ciò che affligge la narratrice che ripensa ai ricordi collegati a lui. Lei deve elaborare il lutto e tutti i non detti che ci sono stati tra di loro. Marta vive a Milano per questioni lavorative e spesso torna a Torino per trovare la madre. Durante uno di questi ritorni, in particolare il giorno di Santo Stefano, dopo i festeggiamenti del Natale, Marta e sua madre iniziano a parlare del padre. Vogliono verificare la data di nascita di L.B. perché non si ricordano se sia nato nel ’45 o nel ’46. Per verificarlo, usano una memoria difensiva di un processo in cui L.B. era stato coinvolto, dove erano segnati tutti i dati anagrafici del padre.

La riscoperta di questo documento è il casus belli che fa partire il libro. La narratrice è sempre più ossessionata dalla memoria difensiva. Lei sa a grandi linee per che cosa è stato ingiustamente accusato il padre, ovvero partecipazione a banda armata.

«Io sapevo già – anche se a grandi linee – cos’era successo, ma la formula giuridica, battuta a macchina su quel foglio ormai ingiallito, e l’associazione improbabile col nome che conoscevo producevano un effetto nuovo, violento. Come se solo in quel momento la cosa fosse diventata vera, fosse stata strappata dal paesaggio indistinto, approssimativo e incolore che è per noi il passato degli altri, la vita degli altri quando non eravamo presenti».

Quando scopre questi documenti, l’autrice della finzione sta tentando di scrivere un romanzo, ma non riesce a trovare la voce giusta. Ci prova più volte, ma l’unica cosa che riesce a scrivere è la ricostruzione degli eventi del passato di L.B. Dunque, Marta inizia a indagare e raccogliere le testimonianze delle persone che l’hanno conosciuto e che serbano un buon ricordo del padre. Si immerge nella trama fitta degli Anni di Piombo. Ricostruisce gli anni che vanno dal ’68 fino al proscioglimento da ogni accusa del padre. L.B è un ragazzo del sud che va a Roma per studiare medicina. Gli anni sono caldi e le contestazioni studentesche raggiungono il picco con gli scontri di Valle Giulia. L.B. si trova in quella zona calda e viene anche ferito in uno scontro tra studenti fascisti e comunisti. Lui inizia a interessarsi sempre di più di politica e entra a far parte di Servire il popolo, un partito della sinistra extraparlamentare che si prefiggeva di far una rivoluzione socialista in Italia, partendo dal proletariato urbano. Il partito ha una formazione dogmatica quasi sovietica: non si possono discutere le direttive dei dirigenti e se vieni mandato in un’altra città, devi obbedire e trasferirti. Questo è ciò che succede a L.B: viene mandato a Torino nel 1971.

«Il Barone. Ma chi era, questo personaggio sconosciuto che mi giungeva dalle brume del burocratese con quel burocraticissimo articolo davanti?».

Torino, in quegli anni, è la città produttiva del Nord, grazie alla Fabbrica. I lavoratori sono sfruttati e hanno ben pochi diritti. L.B. inizia a far proseliti per Servire il popolo e far capire agli operai che il loro futuro è la rivoluzione. Il partito, però, sta prendendo una piega sempre più dogmatica e in L.B. inizia a incrinarsi la fede nei metodi dei dirigenti. Sono anni convulsi, L.B. esce dal partito, ma non smette di animare i circoli di sinistra della città. Inizia a farsi un nome e tutti non vedono l’ora di assistere a un suo comizio. Passano gli anni e le bande armate, dopo l’assassinio di Aldo Moro, si fanno sempre più spavalde e violente. Inizia un clima da terrore e, tra tutte le formazioni che nascono in quegli anni, Prima linea è una delle più violente sul territorio torinese. Gli adepti di Prima linea uccidono e gambizzano seguendo apparenti motivazioni ideologiche, ma la verità è una: uccidono per il gusto di uccidere.

L.B., in quanto medico, una sera viene chiamato a curare le ferite di un appartenente a questa banda armata. Lui lo fa per dovere etico e non sapeva che costui era uno degli attentatori più feroci. Gli inquirenti, però, lo arrestano lo stesso. Forse a causa di qualche pentito che, per alleggerirsi la pena, decide di fare il suo nome. Non approvando i metodi violenti per sovvertire l’ordine statale, L.B. si è sempre distanziato da partiti che propugnavano una lotta armata. Nonostante anche gli arrestati facenti parte di Prima linea neghino la partecipazione alla loro formazione, L.B. viene comunque incarcerato per settimane.

L’intento dell’autrice, nonché figlia di L.B., è raccontare la storia del padre per offrire un affresco dell’atmosfera cupa degli Anni di Piombo. Ma Città sommersa è molto di più di una semplice ricostruzione di quegli anni. Esso è una ricerca di un padre che non ha mai raccontato le vite precedenti alla nascita della figlia. Attraverso un lavoro di documentazione e interviste mostruoso, Marta Barone tenta di far riemergere la figura di L.B. e renderlo finalmente Leonardo Barone, il padre che lei conosce e ricorda.

«Mentre chi mi parla tentava di ricordare, come sempre le date esatte si accavallavano, i particolari si disperdevano nella memoria di eventi troppo lontani. Nella collisione impari tra le biografie individuali e la storia generale, le date e i dettagli di solito appartengono soltanto ai morti, ai notabili e agli assassini».

Inoltre, vi lascio il link dell’intervista che l’autrice ha concesso a Rai Cultura. 

Spero che Città sommersa entri nella cinquina del Premio Strega perché Marta Barone è un’esordiente da una voce molto forte e meritevole del successo che sta avendo.

Ringrazio Bompiani per avermi omaggiato di una copia del libro.

A presto,

J.

 

Titolo: Città sommersa

Autore: Marta Barone

Casa editrice:  Bompiani

Numero pagine: 296

Prezzo: 18€

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...